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Su richiesta, questo percorso può essere proposto anche in presenza per gruppi già formati all’interno di aziende, associazioni, palestre, studi di yoga e pilates, centri benessere, studi e realtà del territorio interessate a ospitare un percorso.
La possibilità di svolgimento in presenza è valutabile per le province di Pavia, Milano, Monza e Brianza, Alessandria, Lodi e Piacenza.
Quotazione su richiesta.
Manuela Crovatto
C.so XXVII Marzo,
27058 Voghera (PV)
Italia
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I contenuti e tutte le mie proposte sono certificate, riconosciute e orientate al benessere, alla consapevolezza e alla crescita personale.
Non costituiscono né sostituiscono psicoterapia, trattamenti medici o prestazioni sanitarie.
Risposte alle domande frequenti
sulla mindfulness
Come si pratica la mindfulness?
Quando si pratica la mindfulness non si fa nulla.
Si smette di fare si torna ad essere presenti, qui e ora.
Si osserva intenzionalmente quello che accade nel momento presente, senza giudizio.
Ci sono tante pratiche che ci aiutano ad essere consapevoli, ovvero pienamente presenti nel momento presente.
La prima pratica che solitamente si sperimenta è l'osservazione del respiro.
Ci si siede e si osserva il respiro, senza modificarlo, facendo attenzione all'aria che entra dal naso, arriva ai polmoni e alla pancia, il petto e la pancia che si gonfiano e che si sgonfiano quando l'aria esce.
Sembra facile, ma non lo è perchè la nostra testa è abituata ad andare da un pensiero ad un'altro, come la pallina impazzita di un flipper.
E allora la mindfulness ci chiede di osservare quel pensiero, e tornare al respiro, con gentilezza e fermezza.
Ancora e ancora.
E a cosa serve?
Serve a riconoscere gli automatismi della mente, il pilota automatico che ci porta continuamente altrove e a capire che i pensieri sono solo pensieri, vanno e vengono, e che noi non siamo i nostri pensieri, che possiamo sempre decidere se seguirli o meno, ritornando ad un posto sicuro, il nostro respiro.
Serve a dirigere l'attenzione dove vogliamo che sia, nel presente invece di trovarci con la testa nel passato o nel futuro e non nell'attimo che stiamo vivendo.
Lo studio guidato da Matt Killingsworth sul mind-wandering ha dimostrato che per il 47% del nostro tempo noi non siamo presenti.
Stiamo facendo qualcosa ma in realtà non siamo qui, stiamo pensando ad altro.
E questo succede sempre, anche quando siamo felici, anche quando stiamo facendo quello che amiamo con le persone che amiamo.
Lo studio ha anche dimostrato che quando non siamo presenti non siamo felici.
Per la metà della nostra vita noi non siamo presenti.
Agiamo con il pilota automatico, che è fondamentale (pensate a dover imparare a scrivere ogni volta che dovete farlo), ma è diventata la nostra modalità per tutto quello che facciamo: dal mangiare, al camminare, all'essere e al reagire.
Quali sono i benefici della mindfulness e perché oggi viene utilizzata nell'ambito del benessere?
La mindfulness viene oggi utilizzata sempre più spesso nell’ambito del benessere perché numerosi studi hanno mostrato che la sua pratica può avere effetti concreti non solo sul piano psicologico, ma anche su quello fisico e biologico sostenendo in modo profondo l’equilibrio tra mente e corpo.
Dal punto di vista fisico, la mindfulness è stata associata a diversi benefici.
Tra questi, una migliore gestione del dolore cronico percepito: la pratica aiuta infatti a separare la componente sensoriale del dolore dalla reazione emotiva che spesso lo amplifica.
Le ricerche hanno inoltre osservato possibili miglioramenti in alcune condizioni fisiche, come per esempio la psoriasi, insieme a una risposta immunitaria più robusta.
In alcuni studi la mindfulness è stata collegata anche alla riduzione di marcatori infiammatori e dello stress biologico, a un aumento del tono vagale, associato a maggiore calma, maggiore stabilità e migliore regolazione dell’organismo, e persino a segnali compatibili con un invecchiamento biologico più favorevole, come l’aumento dell’attività della telomerasi.
Oggi la mindfulness viene utilizzata nell’ambito del benessere anche per la sua efficacia nella gestione dello stress.
In una vita quotidiana spesso segnata da ritmi intensi, iperattivazione e sovraccarico, la pratica aiuta a riconoscere i segnali del corpo, a regolare meglio il respiro, a ridurre la tensione e a favorire un recupero più sano.
Ma il suo valore non si ferma qui: la mindfulness ha un impatto importante sul benessere complessivo di mente e corpo, perché migliora la qualità della presenza, la regolazione emotiva e il rapporto con ciò che si vive ogni giorno.
È stato inoltre dimostrato che la mindfulness può sostenere la salute del cervello, rafforzare funzioni legate all’attenzione e alla consapevolezza, e contribuire in modo significativo alla felicità e al benessere generale. Proprio per questo oggi viene proposta in percorsi di benessere, prevenzione e crescita personale: perché aiuta a stare meglio non solo mentalmente, ma in modo più integrato, stabile e profondo.
Come la mindfulness può alleviare la sofferenza?
La mindfulness non elimina automaticamente del tutto il dolore, inteso come la sensazione fisica o l'esperienza difficile, ma può ridurre la sofferenza, ovvero quello che solitamente viene aggiunto al dolore fisico: l’allarme, la paura resistenza, ruminazione, giudizio, lotta interna, anticipazione catastrofica, modificando il modo in cui il corpo viene vissuto nei momenti di stress, fatica o malattia.
In altre parole, il dolore dice “questa cosa fa male”, la sofferenza aggiunge “non dovrebbe succedere”, “non ce la faccio”, “andrà sempre peggio”, “sono sbagliato”, “devo farla sparire subito”.
Nei primi studi di Kabat-Zinn sul dolore cronico, l’idea centrale era proprio questa: la mindfulness aiuta a separare la sensazione fisica del dolore dalla reazione emotiva di allarme e sofferenza che la amplifica.
Non è una bacchetta magica che cancella ogni dolore, ma come uno strumento che cambia il rapporto con ciò che stiamo vivendo.
Allevia la sofferenza perché ci aiuta a interrompere il pilota automatico.
Invece di essere immediatamente trascinati da pensieri, paure e reazioni, impariamo a notare cosa sta accadendo mentre accade.
Una parte della sofferenza nasce proprio dal fatto che non sentiamo più “sto vivendo un momento difficile”, ma “sono interamente questa difficoltà”.
Un altro motivo per cui la mindfulness funziona è corporeo.
Molte pratiche mindfulness rallentano il respiro, soprattutto allungando l’espirazione, e questo può aumentare il tono vagale, associato a maggiore calma, stabilità e regolazione emotiva.
Inoltre, gli effetti più solidi della mindfulness nella ricerca sembrano riguardare proprio stress, ansia, depressione, dolore e coping. Quindi non si tratta solo di una sensazione soggettiva: sembra esserci davvero una modifica del modo in cui corpo e mente reagiscono alla difficoltà.
Perchè la mindfulness è fondamentale oggi più che mai?
La mindfulness oggi è più necessaria che mai perché viviamo e lavoriamo in un contesto che favorisce distrazione continua, sovraccarico mentale e stress persistente.
La velocità della vita e del lavoro contemporaneo, l’eccesso di stimoli, le interruzioni frequenti, l’iper-connessione e la pressione costante rendono sempre più difficile fermarsi, ascoltare il corpo, riconoscere le emozioni e accorgersi di ciò che sta accadendo dentro di noi mentre accade.
A questo si aggiunge un altro elemento decisivo: la mente tende spesso a vagare tra passato e futuro, tra preoccupazioni, anticipazioni e pensieri automatici. Quando accade, diventiamo meno presenti, meno lucidi e meno capaci di vivere con pienezza ciò che stiamo facendo. Per questo la mindfulness non è una pratica accessoria, ma una competenza fondamentale: la capacità di tornare intenzionalmente al momento presente, con apertura, consapevolezza e senza giudizio.
La sua importanza oggi dipende anche dal fatto che lo stress non incide solo sulla performance, ma influenza profondamente salute, motivazione, qualità delle relazioni e capacità di recupero.
La mindfulness offre una risposta concreta a questa condizione, perché aiuta a riconoscere pensieri ed emozioni nel momento in cui emergono, a non farsi trascinare dagli automatismi mentali e a sviluppare maggiore presenza, centratura e stabilità interiore.
Un altro aspetto essenziale è che la mindfulness non migliora solo il benessere individuale.
Favorisce anche una migliore regolazione emotiva, una minore distraibilità, una maggiore resilienza e una qualità più alta dell’attenzione.
Questo si riflette direttamente anche nella relazioni con gli altri che ritornano ad essere più sane, la comunicazione più consapevole, favorendo maggiore collaborazione e una presenza più autentica nelle interazioni quotidiane.
Oggi, quindi, la mindfulness è necessaria non solo per stare meglio, ma per crescere, vivere e lavorare meglio.
Non è una moda né una fuga dalla realtà, ma una pratica concreta, semplice e integrabile nella vita quotidiana.
In un tempo in cui la mente è spesso dispersa, il corpo costantemente attivato e le relazioni vissute in automatico, la mindfulness rappresenta una risposta reale a un bisogno reale: ritrovare presenza, lucidità ed equilibrio.
Qual è la differenza tra mindfulness e meditazione?
Mindfulness e meditazione sono collegate, ma non sono la stessa cosa.
La mindfulness è la capacità di essere presenti, consapevoli e non giudicanti rispetto a ciò che accade nel momento presente.
È una qualità che può accompagnarci nella vita quotidiana, anche mentre camminiamo, mangiamo, lavoriamo o ascoltiamo qualcuno.
La meditazione, invece, è una pratica formale e strutturata: un momento che scegliamo di dedicare intenzionalmente per allenare l’attenzione, calmare la mente e sviluppare maggiore consapevolezza.
Può avere forme diverse, come la meditazione sul respiro, il body scan o le pratiche guidate.
In altre parole, la meditazione è uno degli strumenti che aiutano a coltivare la mindfulness.
Per questo possiamo dire che la meditazione è la pratica, mentre la mindfulness è la qualità di presenza che possiamo portare nella vita di tutti i giorni.
Entrambe possono aiutare a ridurre lo stress e migliorare la regolazione emotiva, ma la loro differenza sta soprattutto qui: la meditazione è un tempo dedicato, la mindfulness è un modo di stare nel presente.
Cosa sono i protocolli Mindfulness-Based® e in cosa si contraddistinguono rispetto alle altre pratiche di mindfulness?
I protocolli Mindfulness-Based sono percorsi strutturati basati sulla pratica della consapevolezza, pensati per sostenere il benessere psicofisico e ridurre lo stress.
Nascono dall’incontro tra pratiche contemplative, ricerca scientifica e applicazioni in ambito medico, psicologico ed educativo, e rappresentano oggi uno dei riferimenti più solidi e studiati nel campo della mindfulness.
Il protocollo capostipite è l’MBSR®, acronimo di Mindfulness-Based Stress Reduction®, che offrirò da gennaio 2027, sviluppato da Jon Kabat-Zinn nel 1979 presso l’Università del Massachusetts.
Da questo primo modello sono poi nati altri programmi, costruiti per rispondere a bisogni specifici, mantenendo però una stessa base comune: insegnare a portare attenzione all’esperienza del momento presente in modo intenzionale, aperto e non giudicante.
Ciò che distingue i protocolli Mindfulness-Based da altri percorsi di mindfulness è soprattutto la loro struttura. Non si tratta di incontri occasionali, pratiche libere o esperienze introduttive, ma di programmi definiti, con una cornice metodologica precisa, una progressione graduale e un impegno costante nella pratica. In genere si articolano in otto incontri settimanali di gruppo, una giornata intensiva di pratica e l' allenamento quotidiano personale a casa.
Questa continuità è parte essenziale del percorso, perché permette alla mindfulness di diventare non solo qualcosa da comprendere, ma qualcosa da vivere e integrare nel tempo.
Questi protocolli non si limitano a insegnare tecniche di rilassamento.
Il loro obiettivo non è semplicemente far sentire meglio nel momento, ma aiutare a sviluppare una relazione diversa con la propria esperienza.
Questo significa imparare a osservare pensieri, emozioni, sensazioni corporee e automatismi con maggiore chiarezza, senza esserne subito travolti e significa coltivare presenza, decentramento, accettazione, regolazione emotiva e una maggiore capacità di risposta consapevole.
I benefici di questi protocolli evidence-based, sono oggi ampiamente riconosciuti nella letteratura scientifica (se siete curiosi vi invito a fare ricerche approfondite usando intenet).
Vengono utilizzati sia in ambito clinico sia in contesti non clinici, per sostenere una migliore qualità della vita, aumentare la consapevolezza di sé, migliorare la capacità di stare con le difficoltà senza reagire automaticamente e rafforzare risorse come equilibrio, resilienza, attenzione, compassione e autoregolazione.
Accanto a questi effetti, i protocolli Mindfulness-Based possono aiutare anche a interrompere alcuni meccanismi molto comuni della sofferenza contemporanea, come il pilotaggio automatico, il rimuginio, l’identificazione con i pensieri, la dispersione mentale continua e la difficoltà a fermarsi.
In questo senso, non propongono una fuga dalla realtà, ma un modo più stabile e presente di abitarla.
I percorsi che propongo si collocano in questa cornice: programmi strutturati, con un orientamento esperienziale e progressivo, pensati per accompagnare la persona a sviluppare una pratica solida, concreta e integrabile nella vita quotidiana.
Non sono semplici incontri di mindfulness, ma percorsi intensivi di apprendimento, allenamento e trasformazione del rapporto con la propria esperienza per aiutare a stare nella vita con più presenza, consapevolezza e umanità.