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Da gennaio 2027 saranno disponibili anche i protocolli
MBSR®, Mindful Eating®, Creativity Mindfulness®
e MAPS for ADHD® da aprile 2027.
Proposta in attivazione
Su richiesta, questo percorso può essere proposto anche in presenza per gruppi già formati all’interno di aziende, associazioni, palestre, studi di yoga e pilates, centri benessere, studi e realtà del territorio interessate a ospitare un percorso.
La possibilità di svolgimento in presenza è valutabile per le province di Pavia, Milano, Monza e Brianza, Alessandria, Lodi e Piacenza.
Quotazione su richiesta.
Manuela Crovatto
C.so XXVII Marzo, 27058 Voghera (PV)
Tel. + 39 346 4988634
Email: info@croma.tips
Tutti i diritti sono riservati.
Sito web progettato e creato da Manuela Crovatto
I contenuti condivisi e tutte le mie proposte nascono da percorsi di studio reali, certificati e riconosciuti.
Sono orientati al benessere, alla consapevolezza e alla crescita personale.
Non costituiscono né sostituiscono diagnosi, psicoterapia, trattamenti medici, riabilitazione o prestazioni sanitarie.
Questo progetto non ha sponsors nè budget dedicato (se non le mie risorse personali)
e non rappresenta una vetrina commerciale né ha come fine quello della fonte di guadagno.
Tutti i contenuti sono accessibili gratuitamente.
Per i protocolli online di gruppo o individuali che vengono organizzati saltuariamente nel mio tempo libero
viene richiesto un contributo simbolico e accessibile, inquadrato come prestazione occasionale, per la quale viene sempre rilasciata ricevuta.

Un percorso di supporto allo studio per bambini e ragazzi con Disturbi Specifici dell’Apprendimento, Bisogni Educativi Speciali o difficoltà scolastiche.
Per costruire metodo, autonomia, fiducia e strumenti concreti.
Il percorso di tutoraggio DSA e BES è pensato per bambini e ragazzi che incontrano difficoltà nello studio, nell’organizzazione del lavoro scolastico, nella gestione dei compiti, nell’uso degli strumenti compensativi o nel mantenere motivazione e fiducia davanti alle richieste della scuola.
Non si tratta semplicemente di “fare i compiti insieme”.
Il lavoro del tutor non consiste nel sostituirsi allo studente, leggere al suo posto, preparare riassunti al suo posto o risolvere le difficoltà al posto suo.
L’obiettivo è diverso: accompagnarlo gradualmente a conoscere il proprio modo di apprendere, usare strategie più efficaci e diventare il più possibile autonomo.
Il tutor lavora come una figura di supporto educativo: aiuta lo studente a organizzarsi, comprendere le consegne, pianificare lo studio, scegliere gli strumenti più adatti, sperimentare strategie e riconoscere progressivamente le proprie risorse.
Il percorso può essere utile per studenti con:
Il lavoro parte sempre dal profilo reale dello studente.
Ogni bambino o ragazzo ha un funzionamento diverso: punti di forza, fatiche specifiche, modalità personali di apprendimento, storia scolastica, relazione con la diagnosi o con le proprie difficoltà, rapporto con la famiglia e con la scuola.
Per questo il percorso viene costruito in modo personalizzato, a partire da un primo confronto con la famiglia e, quando disponibile, dalla lettura della documentazione scolastica o specialistica.
È un percorso educativo e di supporto allo studio.
Non si configura come intervento clinico, riabilitativo, psicologico o terapeutico.
Non sostituisce la valutazione diagnostica, il lavoro degli specialisti, il ruolo della scuola o eventuali percorsi sanitari già attivi.
Il percorso è rivolto a bambini e ragazzi della scuola primaria, secondaria di primo grado e secondaria di secondo grado.
Può essere attivato sia in presenza di diagnosi o relazione specialistica, sia in presenza di difficoltà scolastiche osservate dalla famiglia o dagli insegnanti, purché il bisogno sia coerente con un lavoro educativo sul metodo di studio e sull’autonomia.
L’avvio del percorso è sempre preceduto da un colloquio conoscitivo gratuito con la famiglia.
Il colloquio serve a comprendere:
Quando possibile, è utile avere a disposizione PDP, diagnosi, relazione specialistica o indicazioni della scuola per comprendere meglio la situazione oggettiva e lavorare in modo coerente con la rete educativa già presente.
Il percorso può essere indicato quando il bambino o il ragazzo:
Può essere utile anche quando la famiglia si trova in una dinamica faticosa: compiti che diventano terreno di conflitto, genitori costretti a sostituirsi al figlio, studio serale, tensioni continue, senso di impotenza o difficoltà a capire come aiutare senza fare al posto suo.
In questi casi il tutor può diventare una figura ponte: non prende il posto della famiglia e non prende il posto della scuola, ma aiuta a costruire un metodo più sostenibile, osservabile e condivisibile.
Durante il percorso lavoreremo sul metodo di studio, sull’organizzazione e sull’uso consapevole delle strategie.
Il punto di partenza non sarà solo “che cosa devi studiare oggi”, ma “come puoi imparare a studiare meglio, con strumenti adatti a te”.
Il lavoro potrà includere:
Una parte importante del percorso riguarda la consapevolezza.
Lo studente viene aiutato a riconoscere che cosa gli riesce meglio, dove si blocca, quali strategie funzionano, quali strumenti lo aiutano davvero e quali invece vengono usati solo perché “sono scritti nel PDP”.
Gli strumenti compensativi non sono scorciatoie e non sono facilitazioni generiche.
Sono strumenti che servono a compensare una difficoltà specifica e a permettere allo studente di accedere meglio all’apprendimento.
Per questo vanno conosciuti, provati, adattati e integrati nel metodo di studio, fino a diventare progressivamente utilizzabili in autonomia.
Il lavoro sarà graduale.
In alcuni momenti il tutor potrà modellare una strategia, mostrando concretamente come si fa.
In altri momenti accompagnerà lo studente a provarla.
Poi, progressivamente, ridurrà il proprio intervento, perché il vero obiettivo non è creare dipendenza dal tutor, ma aumentare autonomia, senso di competenza e capacità di gestione.
Nel percorso possono essere integrate anche brevi pratiche di mindfulness e self-compassion, adattate all’età e alla situazione dello studente.
Queste pratiche non vengono proposte come intervento terapeutico, ma come strumenti educativi di supporto allo studio.
Possono aiutare il bambino o il ragazzo a fermarsi quando si sente bloccato, riconoscere il proprio stato interno, respirare prima di ripartire, gestire meglio frustrazione e agitazione, ridurre l’autocritica e sviluppare un dialogo interiore più incoraggiante.
Molti studenti con DSA o BES arrivano allo studio già carichi di fatica: hanno sperimentato errori ripetuti, tempi più lunghi, confronti con i compagni, giudizi, richieste percepite come troppo difficili.
Per questo il lavoro sul metodo non può essere separato del tutto dal modo in cui lo studente vive sé stesso mentre studia.
A volte, prima di affrontare un testo, una verifica o una consegna, serve imparare a premere il tasto pausa: accorgersi della tensione, riportare attenzione al corpo, respirare, riconoscere ciò che sta succedendo e poi scegliere un piccolo passo possibile.
La self-compassion può essere utile soprattutto quando emergono pensieri come:
In questi momenti il tutor aiuta lo studente a distinguere la difficoltà dal valore personale.
Una cosa è dire: “questo compito per me è difficile e ho bisogno di una strategia”.
Un’altra è dire: “sono io il problema”.
Il percorso lavora proprio su questa differenza: riconoscere la fatica senza trasformarla in identità, costruire strumenti concreti e sviluppare un modo più gentile, realistico e sostenibile di affrontare lo studio.
Il tutor non è una “barca” che trasporta lo studente.
Non è nemmeno un “salvagente” che lo tiene sempre avvolto e protetto.
L’obiettivo è diventare un “trampolino” che sostiene il livello di partenza dello studente, incluse le sue emozioni e l'autocritica, che lo accompagna a sperimentare, costruisce sicurezza, gradua i passaggi, e poi permette allo studente di saltare con le proprie risorse.
Per questo il percorso non sarà basato solo sul risultato immediato del compito finito, ma su domande più importanti:
Il tutor lavora con una presenza educativa:
Un percorso di tutoraggio ben impostato può aiutare lo studente a costruire un rapporto più sostenibile con la scuola.
Tra i benefici ricercati ci sono:
Il beneficio principale non è “fare più compiti”.
È aiutare lo studente a sentirsi meno perso, meno sbagliato e più capace di affrontare lo studio con strumenti adatti a sé.
Il percorso funziona meglio quando la rete educativa è coerente.
La famiglia resta un riferimento fondamentale, ma non deve essere costretta a trasformarsi ogni giorno in insegnante, tutor, controllore e sostegno emotivo.
Il tutor può aiutare anche a osservare che cosa succede nello studio quotidiano e a restituire alla famiglia indicazioni più chiare: quali strategie funzionano, dove emergono blocchi, quali autonomie stanno crescendo, quali aspetti richiedono ancora supporto.
Quando necessario e possibile, il tutor può confrontarsi con la scuola o con gli specialisti, nel rispetto dei ruoli e delle autorizzazioni della famiglia.
La scuola definisce obiettivi, programmi e strumenti previsti dal PDP o dal PEI.
Il tutor aiuta lo studente a trovare strade pratiche per lavorare su quegli obiettivi, usare quegli strumenti e costruire un metodo più efficace.
Poiché non opero più come libera professionista e posso solo offrire percorsi nel mio tempo libero, esclusivamente come prestazione occasionale, questo percorso che richiederebbe presenza e continuità è sospeso.
Qualora in futuro dovessi riprendere con la libera professione e potessi rioffrire questo servizio, se sei interessato/a puoi lasciare i tuoi dati qui sotto per essere eventualmente avvisato della ripartenza di questo percorso.